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Materiali iraniani dalla e sulla rivolta – Iranian materials from and about the uprising
Orly Noy, Sulle proteste in Iran, l’ipocrisia israeliana non conosce limiti, +972 Magazine, 16-1-2026. Apparentemente una segnalazione fuori tema, ma Orly Noy è un’ebrea iraniana che vive in Israele. Con chiarezza ci illustra l’ipocrisia israeliana che da un lato approva o fa finta di niente per il genocidio a Gaza e dall’altro sostiene le mobilitazioni iraniane. Una segnalazione per ricordare che non tutti gli ebrei e non tutti gli israeliani sono sionisti e possono, realmente, schierarsi a sostegno di Gaza e degli iraniani in rivolta.
Orly Noy, On Iran’s protests, Israeli hypocrisy knows no limits, +972 Magazine, 16-1-2026. This may seem like an off-topic comment, but Orly Noy is an Iranian Jew living in Israel. She clearly illustrates Israeli hypocrisy, which on the one hand approves of or turns a blind eye to the genocide in Gaza and on the other supports the Iranian protests. This report serves as a reminder that not all Jews and not all Israelis are Zionists and can, in fact, take a stand in support of Gaza and the Iranians in revolt.
Dichiarazione dei consigli dei lavoratori di Arak: Tutto il potere ai consigli!, 11-1-2026. Una vera e propria dichiarazione a sostegno di una rivoluzione sociale contro il capitalismo iraniano e il regime reazionario della repubblica islamica, lanciato dagli operai di Arak, nel Khuzestan. Operai del settore dell’alluminio che, nell’autunno 2025, scioperarono per oltre 40 giorni per i salari non pagati, per le condizioni di lavoro pericolose e le leggi anti-sindacali iraniane. Altre traduzioni in italiano, commentate: Brescia Anticapitalista, Il pungolo rosso
Statement of the Workers’ Councils of Arak: All power to the councils!, 11-1-2026. A true declaration in support of a social revolution against Iranian capitalism and the reactionary regime of the Islamic Republic, launched by workers in Arak, Khuzestan. Aluminium workers who, in the autumn of 2025, went on strike for over 40 days for unpaid wages, dangerous working conditions and Iran’s anti-labor laws.
Siyâvash Shahabi, Post su Facebook sulla lotta in Iran e l’atteggiamento occidentale, 11-1-2026. Un accorato post contro quegli occidentali che dietro la mobilitazione delle masse iraniane intravedono solo gli USA e Israele. L’autore del blog The Fire Next Time giustamente sostiene che gli iraniani hanno diritto di protestare e che in un paese di 90 milioni di abitanti ci sono movimenti, classi sociali, comunità etniche … una società viva.
Siyâvash Shahabi, Facebook Post on the struggle in Iran and the Western attitude, 11-1-2026. A passionate post against those Westerners who see only the US and Israel behind the mobilisation of the Iranian masses. The author of the blog The Fire Next Time rightly argues that Iranians have the right to protest and that in a country of 90 million inhabitants there are movements, social classes, ethnic communities… a living society.
Iran Labour Confederation – Abroad, L’ILC esorta i sindacati mondiali ad agire contro la repressione in Iran e il blackout di Internet, 10-1-2026 (in inglese) L’ILC in una richiesta di solidarietà indirizzata ai sindacati a livello internazionale, spiega che lavoratori, insegnanti, infermieri e pensionati hanno un ruolo di primo piano nelle manifestazioni e che la sanguinosa repressione statale è un attacco diretto al movimento dei laboratori e ai diritti civili. Proteste originate dall’impoverimento, dall’inflazione galoppante e dal crollo della valuta nazionale e che si sono trasformate in un ampio movimento contro l’ordine politico esistente.
Iran Labour Confederation – Abroad, ILC urges global unions to act over Iran crackdown, internet blackout, 10-1-2026 In a call for solidarity addressed to trade unions internationally, the ILC explains that workers, teachers, nurses and pensioners are playing a prominent role in the demonstrations and that the bloody state repression is a direct attack on the labour movement and civil rights. Protests originating from impoverishment, rampant inflation and the collapse of the national currency have turned into a broad movement against the existing political order.
Materiali dall’Iran sulla situazione sociale, prima della rivolta – Materials from Iran on the social situation before the uprising
Iran Human Rights Society, La morte dei lavoratori dell’alluminio di Arak Dietro le fornaci roventi della povertà, 11-9-2025. (in inglese) Dopo 44 giorni lo sciopero dei 4000 operai di Arak scuote l’Iran. L’IHRS ricostruisce la storia dell’agitazione, le rivendicazioni, la repressione, le condizioni di lavoro pericolose, la violazione dei diritti umani, il valore nazionale della lotta.
Iran Human Rights Society, Death of Arak Aluminum Workers Behind the Scorching Furnaces of Poverty, 11-9-2025. After 44 days, the strike by 4,000 workers in Arak is shaking Iran. The IHRS reconstructs the history of the protests, the demands, the repression, the dangerous working conditions, the human rights violations, and the national significance of the struggle.
Iran Labour Confederation – Abroad, Lettera ai sindacati internazionali: le vite dei lavoratori dell’alluminio di Arak sono in pericolo immediato, 10-9-2025. (in inglese) La Confederazione dei lavoratori iraniani – Estero, nel settembre 2025 diffuse internazionalmente una lettera con la storia della lotta operaia all’Aluminum Company (IRALCO) di Arak, chiedendo a sindacati, organizzazioni umanitarie e alle forze solidali con la classe operaia, di sostenerla, di appoggiare le rivendicazioni e di condannare il governo iraniano. Questo dopo 40 giorni di sciopero, l’avvio di uno sciopero della fame tra i lavoratori e le prime incriminazioni per “disturbo dell’ordine pubblico”.
Iran Labour Confederation – Abroad, Letter To International Trade Unions: Lives of Arak Aluminium Workers at Immediate Risk, 10-9-2025. In September 2025, the Iran labour Confederation – Abroad sent a letter internationally, detailing the history of the workers’ struggle at the Aluminium Company (IRALCO) in Arak, asking trade unions, human-rights organisations and forces in solidarity with the working class to support it, back its demands and condemn the Iranian government. This comes after 40 days of strikes, the start of a hunger strike among workers and the first judicial cases for “disturbing public order”.